Marpoética porta la poesia a Marbella, tra ospedali, teatri e grandi voci.

  • La nona edizione di Marpoética rafforza la sua vocazione sociale portando la poesia all'Ospedale della Costa del Sol.
  • Piedad Bonnett inaugura il festival con un intervento sul potere terapeutico della poesia e sulla costruzione dell'identità.
  • Juan Manuel de Prada inaugura il ciclo "Dialoghi" con un viaggio intimo attraverso i libri che hanno plasmato la sua vocazione alla lettura.
  • La musica de La Tania e un ricco programma di eventi consolidano Marpoética come appuntamento di riferimento per la poesia in lingua spagnola.

Festival di poesia Marpoética a Marbella

La nona edizione di Marpoética A Marbella si è affermato come un festival che non si limita a riempire teatri e auditorium, ma si sposta per le strade, si integra nella vita quotidiana e cerca nuovi spazi per la parola parlata. Quest'anno, il festival ha combinato recital in strutture sanitarie, dialoghi letterari con personalità di spicco e performance musicali che portano la poesia a un pubblico molto eterogeneo.

Lungi dall'essere limitata ai formati classici, la programmazione si è concentrata su dimensione terapeutica, sociale e quotidiana della poesiaPortare la poesia negli ospedali, avviare dibattiti sul lutto e sulla vulnerabilità e promuovere la lettura come esperienza fondamentale: tutto ciò fa di Marpoética un evento che, più che un semplice festival, si configura come un vero e proprio laboratorio per esplorare come la letteratura possa essere vissuta nella Spagna contemporanea.

La poesia entra nell'ospedale della Costa del Sol

Uno dei gesti più significativi di questa edizione è stato l'arrivo di Marpoética a Ospedale Universitario della Costa del Soldove la poesia è irroppata nel bel mezzo della giornata clinica, insinuandosi tra macchine, corridoi e sale d'attesa. I poeti Basilio SánchezPremio Loewe e Agustín Pérez LealI vincitori del Premio di Poesia Manuel Alcántara hanno tenuto una serie di recital itineranti rivolti a pazienti, familiari e personale sanitario.

L'attività fa parte dello scopo del festival per far uscire la poesia dai margini dei libri e portarlo in contesti insoliti. Dopo precedenti proposte come il "Sentiero Poetico" in montagna o "Lavorare con i Versetti" in riva al mare, la svolta è stata per un ambiente altrettanto delicato come l'ospedale, dove la routine è solitamente segnata da attese, incertezze e cure di lunga durata.

Durante la visita, gli scrittori hanno visitato diverse aree del centro, con soste a Emodialisi, radiodiagnostica e oncoematologiaIn tutte le occasioni, il pubblico ha accolto i poeti con un misto di aspettativa e curiosità, insolito in una giornata di consultazioni e prove, ma che si è presto trasformato in silenziosa attenzione a ogni poesia letta.

Il recital è stato sostenuto da Comitato per l'umanizzazione dell'ospedaleQuesto organo consultivo e di supporto si impegna affinché l'assistenza venga fornita in un ambiente più favorevole e rispettoso del benessere emotivo di pazienti, famiglie e professionisti. A rappresentare il centro durante la visita erano presenti Carmen Cuenca (Direttrice Infermieristica), Purificación Alcalá (Responsabile dell'Unità Infermieristica dell'Area Medica e dei Servizi di Supporto), María Isabel Méndez (Supervisore Infermieristica Pediatrica e Neonatale) e Marina Carrasco (Supervisore Infermieristica della Qualità).

In questo contesto, la poesia non è stata presentata come un mero lusso culturale, ma quasi come un strumento di cura complementare, una tregua dal peso emotivo che accompagna la malattia e un modo per creare legami diversi tra coloro che condividono quotidianamente gli spazi clinici.

Versetti che trattano di malattia e cura

Nel corso del percorso, la proposta dei due autori si è incentrata sul rapporto tra linguaggio poetico, natura e esperienza della cura. Agustín Pérez Leal Ha sottolineato come la poesia permetta alle persone di riconnettersi con ciò che le circonda: alberi, uccelli, il mare o le stelle, elementi che il poeta intende come un percorso verso la vita e la gioia anche nei momenti difficili.

L'autore ha sostenuto che i versi hanno la capacità di mettere le persone in contatto tra loro In modo discreto, quasi sotterraneo, eppure carico di una propria energia. Come ha spiegato, questa corrente silenziosa collega coloro che ascoltano oggi con le generazioni che hanno scritto e letto poesia da quando l'umanità ha iniziato a riconoscere se stessa, sottolineando così la continuità storica del genere.

D'altro canto, Basilio SánchezUn medico, recentemente andato in pensione dopo una lunga carriera nel reparto di terapia intensiva dell'Ospedale Universitario di Cáceres, ha presentato la poesia come "la medicina più antica del mondo". Attingendo alla sua duplice esperienza di poeta e operatore sanitario, ha letto testi come "C'è sempre qualcuno che si occupa delle cose."Dedicato a coloro che si prendono cura degli altri in ambito clinico, dove il lavoro invisibile di molte persone sostiene i processi terapeutici.

Sánchez ha anche raccontato come la letteratura lo abbia aiutato durante la fase più difficile della pandemia, quando lavorava come medico di terapia intensiva. Ha spiegato che la poesia non agisce come un farmaco convenzionale – non è dopamina, norepinefrina o un antibiotico – ma ha sostenuto che un certo tipo di poesia può essere molto efficace. atteggiamento interiore e disposizione emotiva Può influenzare positivamente l'evoluzione della malattia, e in questo ambito la lettura e la scrittura di poesie rivestono un ruolo importante.

Il risultato è stato un recital in cui fragilità, malattia e paura non sono state celate, ma affrontate frontalmente attraverso le parole, aprendo la porta a nuove forme di accompagnamento che, senza sostituire la medicina, ampliano l'idea di cosa significhi prendersi cura di qualcuno in ospedale.

La risposta dei pazienti e del personale sanitario

La prima tappa del recital ha avuto luogo nella sala di Emodialisiuno spazio in cui molti pazienti trascorrono diverse ore per sessione, più volte alla settimana, nel corso degli anni. In un ambiente così segnato dalla routine, l'apparizione dei poeti è stata una interruzione inaspettata del tempo, una pausa lungo il percorso per ascoltare i versi invece di limitarsi a guardare la televisione o la radio.

Tra coloro che l'hanno vissuto dal posto del pubblico ci sono Josefa AtienzaLa donna di 79 anni, che ha seguito attentamente le letture, ha affermato al termine di aver apprezzato molto l'attività e che le era sembrata persino troppo breve, descrivendo il recital come una fonte di gioia e ammettendo che le piacerebbe ripeterlo in futuro.

Non furono solo i malati ad apprezzare il gesto. Lui stesso personale sanitario Ha elogiato l'impatto della poesia sull'atmosfera lavorativa. Rafael Barrios, infermiere responsabile del reparto di emodialisi e nefrologia, ha descritto l'incontro come magnifico e ha sottolineato che rappresenta un modo diverso di vivere la quotidianità in un ambiente dove solitamente regna un silenzio assoluto.

Come ha spiegato Barrios, molti pazienti trascorrono gran parte delle loro sessioni guardando la televisione, ascoltando la radio o leggendo da soli, quindi la proposta di Marpoética ha funzionato come un elemento di rottura della routinecreando un'atmosfera condivisa in cui pazienti e professionisti hanno seguito ogni poesia con interesse, condividendo emozioni che vanno oltre la sfera strettamente clinica.

Il tour è poi proseguito attraverso la sala d'attesa di Radiodiagnósticodove il solito flusso di pazienti e accompagnatori si è interrotto per qualche minuto per lasciare spazio alle voci dei poeti. Infine, la giornata si è conclusa nell'area di Oncoematologia, sia nella sala d'attesa che nella sala di trattamento, dove il peso emotivo è solitamente particolarmente intenso a causa della natura delle patologie trattate.

Oncologia, dolore e fuga attraverso le parole

Nell'ambito dell'oncoematologia, l'attività è stata accolta come un opportunità di disconnettersi in giorni segnati da esami, chemioterapia e una buona dose di incertezza. L'infermiera Raquel Márquez Ha descritto la proposta come un'iniziativa molto positiva perché permette alle persone in cura di schiarirsi le idee, anche solo per pochi minuti.

Per pazienti come Francesca BenítezPer la donna in cura per il cancro, il recital ha rappresentato una gradita pausa da un percorso lungo e spesso arduo. Lei stessa ha osservato che, grazie alla poesia, è riuscita a evadere per un po' dall'ansia e dalla stanchezza che chiunque nella sua situazione prova, trovando conforto nei versi che risuonavano nella sala.

Questi tipi di iniziative si adattano al lavoro del Commissione per l'umanizzazione L'iniziativa dell'ospedale mira a integrare le esperienze culturali ed emotive nei percorsi di cura per rendere i trattamenti più sopportabili. La presenza di Marpoética in questo contesto ha rafforzato l'idea che la cura non si limiti a esami e farmaci, ma includa anche comunicazione, ascolto e supporto.

L'esperienza ha dimostrato che, anche in contesti clinici, la poesia può risvegliare una profonda attenzione e generare conversazioni tra persone che, forse al di fuori di tale contesto, non avrebbero mai assistito a un recital. In un certo senso, l'ospedale si è trasformato per alcune ore in un spazio culturale inatteso, con il festival come filo conduttore.

Con questa azione, Marpoética ribadisce una delle sue caratteristiche distintive: comprendere la cultura non solo come intrattenimento per un pubblico specializzato, ma come servizio condiviso che può infiltrarsi in luoghi diversi, dalla natura a un centro sanitario, per accompagnare le diverse fasi della vita.

Piedad Bonnett inaugura il festival: dolore, identità e il potere curativo della poesia

L'inaugurazione ufficiale della nona edizione di Marpoética ha visto la partecipazione del poeta colombiano Misericordia Bonnet, una delle voci più riconosciute nella letteratura latinoamericana contemporanea, un esempio di poesie scritte da donneIl suo intervento consistette in una conversazione nel Teatro della città di Marbella con il direttore letterario del festival, Javier Vicedo, incentrato sul valore terapeutico della poesia e su come i versi ci permettano di trasformare esperienze intime in riflessioni collettive.

Il Direttore Generale della Cultura del Comune di Marbella, Carmen DiazHa presentato la serata e ha promosso Marpoética come evento imprescindibile per la poesia in lingua spagnola, sottolineando la sua evoluzione nel corso degli anni verso un dialogo sempre più stretto con altre forme d'arte come la musica, il teatro e il cinema. A suo dire, la poesia è pensiero, musica e creazione del linguaggio: una delle forme più pure di creazione.

Dal palco, Bonnett ha ripercorso alcuni dei temi centrali del suo lavoro: il fragilità, memoria, identità e doloreQuesti sono i temi che esplora con una scrittura lucida e diretta. L'autrice ha raccontato come il suo percorso verso la poesia sia scaturito da un profondo malcontento personale ed esistenziale, un punto di svolta che l'ha portata a passare dalla narrativa alla poesia, dopo aver scoperto che per lei era più naturale e fattibile trovare il tempo per scrivere poesie piuttosto che intraprendere un lungo romanzo.

Il poeta ha insistito sul fatto che la poesia non si preoccupa tanto del concetto quanto dell'energia del linguaggio, che si distacca dai vincoli della ragione per combinare le parole intuitivamente, connesse con impulsi oscuri e aree scarsamente illuminate dell'esperienza umana. Per Bonnett, gran parte della letteratura nasce dallo smarrimento e dal dubbio, e il poeta guarda dritto in quelle zone scomode invece di ripercorrere i propri passi.

In quest'ottica, ha spiegato come la sua scrittura affronti temi come la cultura patriarcale, che ha plasmato la sua vita al punto da costringerla per un certo periodo a partecipare a concorsi usando pseudonimi maschili. Ha anche parlato di come abbia incorporato nei suoi libri la pressione delle aspettative sociali, il dolore, la salute mentale e la perdita, temi presenti in titoli come "La donna incerta" o l'attuale emblematico "Ciò che non ha nome", dove narra il suicidio di suo figlio.

Il dolore, l'osservazione della sofferenza e la costruzione del sé

Nel corso della conversazione, Bonnett ha spiegato che la sua ultima opera autobiografica, "The Uncertain Woman", non segue una struttura lineare, ma è piuttosto articolata come una mosaico di scene e ricordi che sfuggono al proprio io stabile per dare voce alle diverse donne che lo hanno abitato nel corso della vita: la ragazza sottoposta a un'educazione rigida, la giovane donna confrontata con le aspettative riposte in lei, la madre colpita da una perdita e la scrittrice che si osserva con ironia e un certo scetticismo.

Questo approccio le ha permesso di problematizzare la narrazione singolare dell'identità, proponendo che la persona sia una somma di versioni conflittuali e trasformative. L'autrice ha insistito sul fatto che la letteratura nasce dall'incertezza e da una prospettiva che non si accontenta mai della comodità del bianco e nero, ma è piuttosto interessata alla zone grigie e misteri che ogni vita porta con sé.

Quando la conversazione si è spostata sul tema del dolore, Bonnett ha sottolineato che la poesia, e la letteratura in generale, aiutano a creare distanza dal dolore senza negarlo, grazie alla sua capacità di tradurre in parole l'insopportabileHa ricordato versi come "Non c'è cicatrice / per quanto brutale possa sembrare / che non racchiuda bellezza", in cui è sottintesa l'idea che anche nelle ferite più profonde si possa trovare una sorta di conoscenza.

L'autrice ha insistito sul fatto che il poeta affronta la sofferenza a viso aperto, senza mezzi termini, e che la scrittura diventa un modo per sostenere ciò che altrimenti potrebbe essere soffocante. Infatti, ha spiegato come "Ciò che non ha nome" abbia rappresentato per lei un punto di svolta letterario e personale: affrontando la morte di suo figlio, ha trasformato il dolore in un modo per comprendere il mondo e la scrittura in un meccanismo di consolazione e memoria.

La conversazione con Vicedo ha rivelato come Bonnett trasformi esperienze personali profondamente dolorose in uno spazio condiviso con gli altri, senza sottrarsi agli aspetti più scomodi e spiacevoli dell'esistenza. Questa combinazione di onestà e riflessione è stata uno dei momenti più intensi dell'inaugurazione di Marpoética, dimostrando chiaramente l'interesse del festival nell'esplorare la capacità terapeutica, ma anche critica, della poesia.

La musica di La Tania: copla, flamenco e pop in chiave poetica

La sessione inaugurale del Teatro Civico di Marbella si è conclusa con un'esibizione di La TaniaUna cantante di Alicante il cui stile musicale fonde la canzone tradizionale spagnola, il flamenco e sonorità pop contemporanee. La sua presenza ha rafforzato l'impegno del festival verso... costruire ponti tra poesia e musica, intese non come discipline separate ma come linguaggi che si alimentano a vicenda.

Sul palco, La Tania ha presentato brani tratti dal suo album di debutto, "Amoríos, la verdad de mi coplilla", nominato come Miglior Album Folk agli Academy Awards. Pezzi come "Romance de Juan Osuna", "Quereles", "Monigote", "Besitos de otro" e "El emigrante" hanno risuonato nel teatro con una fusione di radici tradizionali e una prospettiva contemporanea, liberando la copla dai pregiudizi che per anni l'hanno relegata a genere obsoleto.

L'artista, che ha iniziato a studiare recitazione da bambina nella sua città natale di El Campello (Alicante) E avendo scoperto la sua voce nelle produzioni teatrali scolastiche, ha costruito una carriera caratterizzata da un'intensa presenza scenica. Il suo percorso l'ha portata a Madrid e a ricevere riconoscimenti come il Premio Goya per la migliore canzone originale per "Los Almendros", una pietra miliare che, tuttavia, non gli ha fatto perdere di vista il suo modo personale di intendere la musica.

Durante il concerto al Marpoética, la voce di La Tania ha riempito ogni angolo del teatro con un'esibizione intima in cui i testi, ricchi di emozione e narrazione, sono stati protagonisti. In questo crocevia tra tradizione popolare e sensibilità contemporanea, l'artista si è posizionata in un ambito molto vicino alla poesia, supportando con la sua performance l'obiettivo del festival di mettere in mostra come la parola cantata può essere anche letteratura.

Il duo composto da Piedad Bonnett e La Tania, nella serata inaugurale, ha simboleggiato l'incontro di due generazioni e due distinti modi di vedere il mondo, uniti da una passione condivisa per il linguaggio e per il potere delle parole di evocare emozioni complesse. Questa combinazione ha dato il tono a un'edizione che celebra l'incontro tra voci e discipline.

Juan Manuel de Prada e i libri che creano un lettore

Nell'ambito del programma Marpoética, il Serie "Dialoghi" Ha debuttato al Royal Hospital of Mercy con la partecipazione dello scrittore Juan Manuel de PradaAccompagnato anche dal direttore letterario del festival, Javier Vicedo, l'autore ha tenuto una conferenza dal titolo "Il lettore che siamo", in cui ha ripercorso i libri che hanno segnato l'origine della sua vocazione letteraria.

De Prada ha sostenuto che il la lettura precoce, soprattutto nell'adolescenzaLascia un segno difficile da cancellare. A suo parere, quando qualcuno si accosta ai libri a venti, trenta o quarant'anni, l'impatto è solitamente minore, perché non si vive più con la stessa intensità quel misto di domande, irrequietezza e smarrimento che caratterizza la giovinezza, quel periodo in cui un titolo può letteralmente cambiare la vita.

Nel suo caso, il suo rapporto con la letteratura è iniziato molto presto grazie al nonno, che gli ha insegnato a leggere ancor prima che iniziasse la scuola. Quelle prime incursioni nella biblioteca del suo villaggio, che frequentava scaffale per scaffaleDivennero un territorio da esplorare, dove la parola scritta acquisì il peso di una rivelazione. L'autore ha riconosciuto che le parole hanno marchiato la sua vita come un ferro rovente, rendendo chiaro fino a che punto la lettura possa plasmare una biografia.

Uno dei libri chiave di quel periodo fu "Racconti straordinari", di Edgar Allan Poeche da bambino consultava quasi di nascosto dopo che i suoi genitori avevano cercato di limitare le sue letture, ritenendole inappropriate per la sua età. Lungi dall'arrenderlo, questo divieto lo portò a leggere le storie sotto le coperte con una torcia, sperimentando allo stesso tempo il piacere del proibito e la scoperta di storie inquietanti che lo lasciarono in un affascinante stato di panico.

De Prada ha raccontato come, nel corso del tempo, una rilettura adolescenziale di Poe gli abbia permesso di apprezzare la maestria tecnica dell'autore sotto una nuova luce. Da lì, il suo percorso di lettura è proseguito con il "Don Chisciotte" di Cervantes, "L'Aleph" di Jorge Luis Borges e "Alla ricerca del tempo perduto" di Marcel Proust, opere che non solo hanno consolidato la sua vocazione, ma gli hanno anche offerto diverse prospettive sulla letteratura e sullo stile.

Cervantes, Borges, Proust e la difesa della grande letteratura

Quando si fa riferimento a Miguel de CervantesDe Prada ha ricordato di aver letto "Don Chisciotte" per la prima volta a soli quattordici anni, un'età in cui, ha confessato, si avventurava in libri che molti considererebbero inadatti a un adolescente. Per lui, questo non è un problema, ma quasi una necessità: crede che i giovani debbano leggere letteratura per adulti, poiché anche le migliori storie considerate fiabe per bambini, come "La Bella e la Bestia" o "Alice nel Paese delle Meraviglie", non sono in realtà destinate ai bambini.

L'autore ha spiegato di aver trascorso un decennio a leggere "Don Chisciotte" ogni estateDai quattordici ai ventiquattro anni, fu convinto che il romanzo di Cervantes fosse un'opera inesauribile da cui si potesse sempre trarre qualcosa di nuovo. Concordava con Miguel de Unamuno nel definirlo "il vangelo in spagnolo" e insisteva sul fatto che, oltre al suo enorme valore estetico, il libro funzionasse come una vera e propria scuola di vita e un manuale per vivere bene.

A questo punto, ha avviato una riflessione sulla lealtà alle proprie convinzioniPrendendo spunto dalla figura del nobile che rimane fedele a Dulcinea anche dopo essere stato sconfitto da Sansón Carrasco sulla spiaggia di Barcellona, ​​De Prada sostiene che la grande letteratura ci insegna a difendere i nostri ideali anche quando sono fuori moda o derisi, e che questa lezione rimane assolutamente attuale ancora oggi.

il passo verso Jorge Luis Borges È servito da trampolino di lancio per la discussione sulla forma letteraria. Ne "L'Aleph", De Prada scoprì l'uso preciso degli aggettivi, la musicalità e una sintassi impeccabile, arrivando a comprendere che scrivere non significa semplicemente raccontare una storia, ma farlo in un modo particolare. A suo avviso, alcune storie sono semplicemente irraggiungibili per un autore se non possiede lo stile appropriato per affrontarle.

Infine, il suo incontro con Marcel Proust E "Alla ricerca del tempo perduto" ha aperto le porte a un'altra dimensione dell'esperienza di lettura, in cui gli aspetti più banali della vita si trasformano in materiale letterario se narrati con precisione. De Prada ha ricordato la celebre scena della madeleine inzuppata nel tè come esempio di come le parole possano evocare il mondo e contrastare la natura fugace del tempo e della morte, dando significato a ciò che, in apparenza, è insignificante.

Nel complesso, il suo intervento è stato una difesa inequivocabile del La grande letteratura come patrimonio viventeDe Prada, la cui opera continua a parlare ai lettori di ogni generazione e provenienza, ha criticato aspramente le versioni abbreviate e gli adattamenti dei classici in spagnolo moderno, che considera un modo per impoverire l'esperienza di lettura, e ha sostenuto la necessità di accostarsi a queste opere così come sono state scritte, accettandone la complessità.

La serie "Dialoghi" di Marpoética si completa con la partecipazione di altri nomi di spicco della scena culturale, come lo scrittore Marta Jiménez Serrano, autore del libro di successo "Oxygen", e regista Fernando Leon de AranoaCiò dimostra l'impegno del festival nel connettere la poesia con la narrativa, il cinema e le diverse forme di creazione contemporanea.

Tra recital negli ospedali, conversazioni con autori di spicco e proposte musicali che rompono gli schemi, Marpoética si sta affermando a Marbella come un festival che comprende la poesia come un'esperienza ampiain grado di affrontare temi come la malattia, il lutto, la memoria, l'identità e il piacere della lettura. Questa nona edizione conferma che l'evento non si limita a programmare attività, ma esplora anche come le parole possano continuare ad avere significato nella vita quotidiana di chi le ascolta, sia all'interno che all'esterno dei contesti tradizionali.

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